Senso dell’umorismo felino!

Pubblicato il 24 Luglio 2006 da @@@Magda@@@.
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Delle volte capita che il destino sia bastardo!
Delle volte capita che non si riesca a tenere a freno i propri istinti e che la fantasia abbia la meglio.
E così capito a due personaggi di mia conoscenza un giorno di qualche tempo fa…
Presi da una terribile voglia di fare l’amore iniziano a toccarsi e baciarsi sul tavolo di cucina!
Le mani scorrono sul corpo di lei, le bocche si mangiano voracemente mentre lui si insinua sotto la gonna per penetrarla.
Restano così, attaccati per diverso tempo, godendo del piacere l’uno dell’altra.
Poi gli occhi appannati di lui si accendono, esce di colpo dal corpo di lei, la prende per mano e la trascina in bagno.
La spinge verso il lavandino a cui lei si aggrappa, e la prende da dietro.
La foga è sempre maggiore, la cavalca sapientemente mentre lei guarda la scena dallo specchio. Osserva il volto di lui contratto dal desiderio, le sue mani artigliarle i fianchi e sporgendosi ed inarcandosi un pò riesce anche a scorgere il bacino di lui che sbatte contro i suoi glutei.
Il piacere cresce, le mani di lei si aggrappano saldamente al lavandino rischiando di staccarlo… lo sente scricchiolare fino a quando… la foga rallenta…
Stremati si fermano finalmente, lei lo lascia uscire piano da suo corpo e si gira ad abbracciarlo e baciarlo con passione.
Nessuno dei due si è accorto del gatto che alla chetichella è entrato in bagno per servirsi della lettiera…
Dio ha voluto che il gatto sbagliasse mira…
Dio ha voluto che il gatto avesse un pò di diarrea…
Insomma quando lui si china a prendere i boxer e i pantaloni… trova la sorpresa!

Si vocifera che lei si sia pisciata addosso dalle risate, e che lui abbia dovuto gettare via i boxer, lavare alla bell’e meglio i pantaloni ed fuggire a casa per cambiarsi…

…si vocifera anche di un gatto che rideva nascosto sotto il mobile del soggiorno…

Che bastardo a volte il destino!

Un lunghissimo sabato

Pubblicato il da @@@Magda@@@.
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Dopo una lunga dormita al mare, sotto un sole da 40° con tasso di umidità prossimo al 90%, un rientro imbottigliato nel traffico, doccia veloce e cornetto salato in corsa mi ritrovo con Nenno, su Mostru, e la Zecca nella terrazza del Bastione.
I lunghi divani a baldacchino costituiscono per me una tentazione quasi irrefrenabile, fortunatamente poi mi convincono che non è il caso di sbragarsi avendo la mini… Ci accomodiamo sul grande divano ad angolo che stà al centro della terrazza.
Guardandomi intorno noto delle facce conosciute, sono gli amici di Surj, guardo meglio e vedo anche lui, l’acido tra gli acidi, mi sbraccio per attirare la sua attenzione.
Dovevamo sentirci questo week end per riuscire a chiacchierare un pò, ma nessuno dei due aveva evidentemente trovato il tempo per farlo, in ogni caso il destino ci ha fatti incontrare comunque.
Ci scambiamo qualche crudele pettegolezzo sui suoi nuovi concittadini, apprendo che le cose gli vanno bene e sono contenta per lui, dopo di chè lo lascio ai suoi amici.
Pian piano la piazza si popola di tantissime persone, dai metallari sopravvissuti agli anni 80 fino alle neo-fighe ventenni con tanto di minigonne “a culo di fuori” o i gettonatissimi pantaloncini (che si usavano quando andavo alle elementari).
Ci guardiamo intorno mentre l’atmosfera è data da candele dentro bicchieri rossi, musica anni 50 e un videoproiettore che spara sulla parete bianca una serie di “trailers” dei film di Charlie Chaplin.
Con Nenno ci ripromettiamo di portare un DVD hard e di metterlo in onda senza essere visti.
Siamo curiosi di sapere quale sarà la reazione dei cagliaritani ed una simile “svolta” del locale…
Si forse ci arresteranno, ma credo ne sarà comunque valsa la pena!

Quando Zecca finisce di raccontarci quante zecche è riuscita a trovarsi addosso quest’anno durante le sue escursioni lavorative (ben 13!!!) propongo un girello per la grande piazza, per vedere le bancarelle dei piccoli artisti artigiani della città.
La prima bancarella mi attira subito.
Tanti oggettini in bella vista tra cui degli splendidi ciondoli in pietra scolpita, osservo la mercanzia e il ragazzo che stà dietro il banchetto quando ad un certo punto vedo un gattino alato che occhieggia da sopra una piccola cassettiera… e lo riconosco!
“Scusa… questo gattino… chi l’ha fatto???” chiedo al ragazzo.
Lui mi sorride, indica una ragazza accanto a lui e dice “L’ha fatto lei!”
Guardo l’artista, le sorrido e le dico: “Ciao! Io sono MissMagda!”
Lei immediatamente mi sorride e mi saluta, faccio il giro del banchetto le stringo la mano e ci baciamo!
Ma si! Era proprio lei!
Marty!!!
Ridiamo di questo strano modo di conoscersi che è il blog, e della fantasiosa possibilità di ritrovarsi per la prima volta a presentarsi con nomi che non sono i nostri veri, si aspettava mi chiamassi Magda o Maddalena… “No no! Io sono Erika!”
Una ragazza alta e slanciata accanto a noi ride, poi prende la parola:
“Ciao io sono MissAddams!
Ridiamo tutte e tre ed è come se ci conoscessimo da un sacco di tempo… e ci fossimo ritrovate per caso!
Alla fine chiacchieriamo un pò, sugli oggettini di Marty (sono carini, andate a vedere e troverete di sicuro qualcosa di sfizioso ed originale da comprare!!!) e sul fatto comico che MissAddams mi aveva riconosciuto prima che mi presentassi…
Mi viene da pensare a tutte le volte che nei locali, ed in giro per la città, qualcuno mi fissa…
Sarà perchè magari qualcuno ha letto il mio blog e mi ha riconociuto???
Ora questo pensiero non mi darà pace! :D
Alla fine commissiono a Marty un ciondolo.
Un bel draghetto bianco che abbraccia una goccia di vetro… non vedo l’ora sia sabato prossimo per ritirarlo ed appendermelo al collo! :D
Dopo altre due chiacchiere Marty mi dice che in giro c’è Surj!
“Si si l’ho incontrato!” :D ridiamo…
Insomma, un sabato sera ricco di Bloggers, piacevolissimo e conclusosi con un’alba meravigliosa vista dal Viale Europa, fissando il confine tra monti e cielo diventare sempre più chiaro incantati dal riflesso del paesaggio sulle immense saline per poi rientrare in punta di piedi a casa, sentendo nelle strade deserte il russare dei vicini ancora avvolti nelle braccia di Morfeo.

Un’altro gioco elastico… e spastico!

Pubblicato il 18 Luglio 2006 da @@@Magda@@@.
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Lo so che non ve ne può fottere di meno… lo faccio per il mio morboso piacere personale!

Parli ancora con la persona a cui hai dato il tuo primo bacio?
No non la vedo più da secoli… ma meglio così… pessima esperienza… Infatti considero il vero primo bacio, il secondo! :p

Che musica sentivi quando facevi le elementari?
Ah! Pink Floyd e Beatles… mio padre si che ne caga!!! (Anche se confesso una mia passione personale per Alberto Camerini… qualcuno se lo ricorda?)

I dischi di mio padre:
Appunto, Pink Floyd e Beatles (così si spiega anche la risposta precedente)

Sei contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso?
Contro il matrimonio civile assolutissimamente no!

Sei triste in questo momento?
Scoglionata, mi hanno svegliato male!

La maggior parte degli amici che hai ora sono vecchi o nuovi?
Miscellanea… ci sono quelli vecchi, quelli nuovi che sembrano vecchi, quelli nuovi che non si sa che fine faranno, conoscenti… un sacco di gente che viene e che va… mi sento un pò un centro commerciale dell’amicizia!

Possiedi mobili di Ikea?
Ommioddio…. li desidero da morireeeeee, tra non molto aprirà anche a Cagliari… penso che sarò li almeno due ore prima, col bancomat fremente….

Hai mai fatto qualcosa di vendicativo nei confronti di qualche collega?
Oh si…. che bastarda che sono!

Sei mai stato in terapia?
Nei momenti brutti, ho desiderato di andarci, preso appuntamento e poi… miracolosamente reagivo da sola… miracoli della mente umana…

Hai mai giocato al gioco della bottiglia?
Si che gioco di merda!

Ti è mai piaciuto qualcuno senza che tu glielo abbia detto?
Si…

Sei mai stato in campeggio?

Praticamente ogni annodella mia vita fino ai 25. Ora mi manca da morire, ma non so se aprei adattarmi di nuovo (in fondo lo so… mi adatto a tutto cavoli!)

Hai mai avuto una cotta per un amico di tuo fratello/sorella?
Sono figlia unica, tr al’altro ho condotto vita molto solitaria nell’infanzia… o almeno così mi pare di ricordare!

Sei mai stato in una spiaggia per nudisti?
Mi piacerebbe molto, ma no, non è ancora successo.

Hai mai mentito ai tuoi genitori?
Minkia… troppo… con relativi sensi di colpa che ho imparato benissimoa domare, essendo un pò soffocanti è questione di sopravvivenza!

Hai mai avuto un taglio di capelli così brutto da dover indossare il cappello per un mese di fila?
No assolutamente! Più erano brutti e più li sfoggiavo con gusto!
Ricordo ancora quando portavo i capelli alla Billy Idol… e nonostante la mia quarta di reggiseno mi scambiavano per un ragazzino… La gente è proprio CALLONA!

Dov’eri il Capodanno del 2006?
Uhm… se dicessi che non me lo ricordo? Ah si… ho festeggiato la mezzanotte in Via Della Pineta, davanti alla farmacia… avevamo calcolato male i tempi di trasferimento da una festa ad un’altra…

Da dove hai preso l’idea per il tuo nickname?
Mah… mi pare di averlo già detto nell’intervista.

Hai mai pianto per la morte di una celebrità?
Si… quasi a forza :|

Di che colore è la biancheria che hai addosso?
Bianca a righine arancio e giallo

Indossi sempre il reggiseno?
Quasi sempre.

Cos’hai fatto stamattina?
Cazzeggiato!

Cosa ha posto fine alle tue ultime amicizie?
Il troiumine!

Hai mai spiato qualcuno per cui avevi una cotta?
Mah no… non arrivo a quei livelli GENERALMENTE

Qual è stato l’ultimo concerto a cui sei andato?
“Bisio e le Storie Tese e Elio” qualche settimana fa

Qual è stato l’ultimo programma che hai visto in Televisione?
Programma?… bho anni fa forse… ho visto i mondiali! Valgono?

Cosa ti ferisce?
L’indifferenza, e il fare male a qualcuno!

Prendi medicine?
All’occorrenza.

Che maglietta hai addosso?
Canottierina Giallo/Rosa con pailletter e scritte celesti, frutto di una delle ultime sessioni di shopping sfrenato.

Qual è il tuo negozio preferito?
Tutti, possibilmente con offerte promozionali e saldi…

Qualcuno che non vedi da un po’ e che ti manca?
Ilmio amico Stefano e la sua donna Bea

Ti importa cosa pensano le persone di te?
Assolutamente no! Se parliamo di chi mi stà vicino, beh un pò mi importa e mi sento in colpa quando disapprovano!

Usi un PC o un Mac?
Odio il MAC dai tempi dell’assistenza tecica presso un provider!

Usi il mouse o la tavoletta grafica?
Ma perchè esiste qualcuno che usa la tavoletta grafica???

Qualche sito dove vai ogni giorno?
Il mio blog, quello di alcuni amici, il sito della casella di posta, a volte poi bazzico su excite per leggere l’oroscopo… oppure su aaamici.it.

Sei un esperto di computer?
Me la cavo.

Che tipo di carne preferisci mangiare?
Manzo e cavallo, al sangue.

Quale scarpa infili per prima?
Rigorosamente la destra.

Parlando di scarpe, ne hai mai tirato una a qualcuno?
Si… immediatamente seguita da un VAFFANCULO.

Quali gioielli indossi 24 ore su 24?
I piercing alle orecchie, un bracciale in oro a tre colori e uno in acciaio rigido con un delfino, più un anello liscio in acciaio all’anulare della mano destra.

Hai dei cereali in casa?
Rigorosamente Kellogg’s Corn Flakes

Hai mai molestato sessualmente qualcuno?
Si solo che allora, per fortuna, non si chiamavano molestie sessuali, e non erano punibili per legge!

Sei mai stato molestato?
Vere e proprie molestie no… che poi alla fine sono molestie solo quando l’altro non ti piace!

Hai mai visto la tua migliore amica/o nuda?
Si

Se sì cosa hai pensato?
Beata, che magra che è!

Cosa ami fare nel tempo libero se rimani a casa?
Leggo, chatto, cazzeggio con la musica a palla in cuffia, faccio duemila docce, telefono, e poi dopo un’ora di tutte queste belle cose mi annoio a morte ed esco!

L’ennesima figura di mmmmmmmagda

Pubblicato il 11 Luglio 2006 da @@@Magda@@@.
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In ufficio, giornata pesante e lo si capisce sin dall’inizio.
Entro in ufficio e i 4 scatoloni che ho tentato di ignorare per tutto il giorno precedente mi attendono.
Occorre aprirli, contare il contenuto, spuntare sulla fattura e ritirare la merce sugli scaffali…
Inizio la mia fatica alle 8.20… mi sento abbastanza carica di energie.
Appena inizio arriva il capo… quello scapolo, e si mette a scartabellare nel mucchio di fogli che tiene teneramente sulla scrivania: roba dal 2001 ad oggi!
Quando dopo quasi un’ora ho finito di sistemare la merce, prezzarla, disporla con un certo ordine e ho piegato per bene tutti gli scatoloni da buttare via (maledetta raccolta differenziata) mi siedo accanto a lui che gentilmente mi appioppa ottocento fogli, preventivi da fare, gente da chiamare e chi più ne ha più ne metta.
Mi metto al lavoro, stressara perdia (come si dice a cagliari) e la mattinata scorre senza poter apprire nemmeno il mio applicativo di lavoro preferito: MSN!

Quando finalmente il capo si decide ad evaporare sono le undici e trenta suonate.
Mollo tutto quello che stavo facendo ed apro msn quando…
Entra un corriere e mi consegna un pacco, all’interno depliant e listini, tiro tutto fuori, rimetto in ordine… e mi giro per inserirli nello scaffale.
Ovviamente sono pesanti, ovviamente sono lisci e scivolano tutti per andare a spargersi per terra.
Mi inchino per raccoglierli… già mi girano i coglioni… mi sento i jeans sotto il culo… l’aria condizionata batte direttamente sulle chiappe lasciate scoperte dai jeans a vita bassa.
Quando stò per raccogliere tutti i depliant squilla il telefono.
A quel punto la pazienza mi abbandona!
Ho caldo, ho il culo fuori, i depliant mi scivolano di nuovo di mano… ed esclamo: “E CHE PALLEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE”
Butto tutto di nuovo a terra, mi giro per cercare il telefono e…

… vedo un cliente che mi fissa…
Proprio quell’energumeno muscoloso che è venuto a fare l’ordine la settimana precedente.
Era li chissà da quanto… quello che stava facendo si deduce dal suo sorriso malizioso.
Mi fissava il culo, mentre io ignara spignattavo per terra sui depliant.
Mi guarda decisamente divertito.

“Giornata di merda?” – mi fa.
“EH!” – faccio io mentre imbarazzata cerco disperatamente il telefono.

Alla fine rispondo, è il capo che rompe le palle come suo solito, chiedendomi di chiamare tizio e caio di aziende sconosciute di cui non troverò mai il numero telefonico.

Senza speranza metto giù, dico al cliente che lo richiamerò per fargli avere l’info che voleva e lui mi dice: “Si segnati il mio numero dai!”
E io: “Si ce l’ho già!”
E lui: “Dai segnalo lo stesso!”

Ancora ridendo si gira e se ne va!

NO KOMMENT!

E siamo………

Pubblicato il 10 Luglio 2006 da @@@Magda@@@.
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CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

PER I TEDESCHI…

Pubblicato il 5 Luglio 2006 da @@@Magda@@@.
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… SOLO UNA PAROLA:

SOTOMAYORRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Il Poliziotto

Pubblicato il 1 Luglio 2006 da @@@Magda@@@.
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P. guidava verso casa.
Era stravolta da una giornata lavorativa decisamente frustrante.
Dapprima il suo capo, aveva deciso di spedirla nell’ufficio del suo peggior collega per una collaborazione, e poi un pranzo andato male con la sua cara amica, e in tarda serata la chiamata di lui che anzichè invitarla a cena l’aveva scaricata senza troppi complimenti.
Era talmente sovrappensiero che si dimenticò la svolta a destra che era solita fare e quando si riscosse, notò di essere entrata nella zona più malfamata della città.
Proprio quella che era solita aggirare anche a costo di arrivare a casa 15 minuti dopo.
Iniziò a constatare un certo degrado, ma decise di non tornare indietro perchè in cinque minuti sarebbe uscita da quei luoghi devastati e degradati, finalmente a casa, per un bagno caldo e un bel pianto sul cuscino prima di dormire.
La strada si fece più buia fino a quando non giunse ad una deviazione: la strada era percorsa longitudinalmente da una trincea di scavi, e un cartello a fondo giallo indicava il percorso alternativo.
Svoltò in un vicolo stretto verso sinistra e poi nuovamente a destra dove un lampeggiante azzurro la fece trasalire.
“E’ solo un posto di blocco, per fortuna si sono decisi a mettere un pò di sorveglianza in questa zona!” disse a voce alta rivolta a se stessa
Il poliziotto, un tipo alto e moro, le fece cenno di accostare.
Obbediente P. mise la freccia e si fermò dietro all’auto della polizia.
Dapprima rimase in macchina, abbassò il finestrino lasciando che il poliziotto si portasse all’altezza dei suoi occhi chinandosi.
Allora notò che era decisamente alto, anche notevolmente di bell’aspetto.
Ma non le sorrise.
“Favorisca i documenti!” – dopo averli presi dalle mani di P. chiese “Che diamine ci fa lei in questo posto?”
P. Era troppo stanca per inventare un qualsiasi scusa, e disse la verità.
“Ho sbagliato strada perchè ero sovrappensiero! E’ stata una giornata terribile, voglio solo andare a casa e fare un bel bagno!”
Il poliziotto in tutta risposta le intimò: “Scenda dalla macchina prego!”
P. rimase di stucco, ma non potè fare a meno di obbedire.
Scese dall’auto e il poliziotto la prese per un braccio e senza troppi complimenti spingendola contro il cofano della sua macchina.
“Rimanga ferma qui, devo ispezionare l’auto. Lei fa uso di droghe?”
“Ma cosa dice? Sono una normale impiegata stravolta dal lavoro!”
Ma sapeva perfettamente che i venti minuti di pianto nel parcheggio dell’ufficio avevano reso il suo trucco una maschera dell’orrore e i suoi occhi erano sicuramente rossi, proprio come chi fa uso di certe droghe.
Quando il poliziotto ebbe perlustrato tutta l’auto tornò alle spalle di P. e le fece divaricare le gambe passandole le mani grandi e forti lungo le spalle poi sui fianchi…
Lo sentì indugiare un pò troppo…
Ma no! Ma cosa vado a pensare! – Si schernì, nonostante la sua pelle rabbrividisse sotto gli abiti leggeri.
Intanto le mani scesero lungo le cosce e i polpacci, passando poi per l’interno coscia dove a P. parve che indugiassero nuovamente.
E di nuovo il brivido la prese, i suoi capezzoli iniziarono a protestare dentro il push-up.
Quelle mani forti non diedero cenno di volersi fermare, le sentì scorrere fino ai glutei e di riflesso il suo corpo si inarcò facendo sporgere il sedere all’indietro.
Non si accorse di ciò che faceva se non quando era troppo tardi.
“E’ sicura di non fare uso di droghe? Mi pare che la sua coscienza sia un poco alterata.”
Così dicendo la voltò, e guardandola negli occhi le prese i polsi stringendoli in una delle sue grandi mani. Con l’altra estrasse dalla cintura un paio di manette e fece per allacciargliele.
Lei lo fissò esterrefatta ma lo sguardo del polizziotto rimase impenetrabile.
“cosa stà facendo???” – chiese allora intimorita.
“Devo fare degli accertamenti, le metto le manette solo come precauzione per una eventuale fuga, in questo quartiere il protocollo prevede questo, sono spiacente.” e così dicendo per la prima volta le sorrise.
Un sorriso bianco e smagliante, con una luce in fondo agli occhi che sapeva di malizia.

Anche lui se n’è accorto… prima non mi stava solo perquisendo…
E di nuovo quei brividi la pervasero, così si lasciò scappare un sospiro.

“Venga con me!”, disse lui afferrandola per il braccio.
La diresse verso la volante, aprì lo sportello posteriore dal lato del muro e P. fece per abbassarsi e sedere, ma lui la tirò su di nuovo, la girò verso l’abitacolo e le mise una mano sulla testa spingendola chinata verso l’interno.
Le sue ginocchia posarono appena sul bordo del sedile e il suo busto finì in avanti lasciando esposte le sue spalle al poliziotto.
Nel frattempo lui aveva estratto la piccola radio dalla cintura attrezzata, e comunicava alla centrale i dati di P. chiedendo loro di verificarli.
Una volta riposta la radio sentì che posava nuovamente le mani su di lei.
Ommioddio ma che succede? – il cuore sembrava volerle esplodere in petto, cercò di divincolarsi, ma le mani forti del polizziotto la premevano forte verso il basso, di modo che il suo busto rimanesse chinato.
Prese ad accarezzarle i fianchi attraverso la leggera gonna svasata.
P. Si sentì rabbrividire, non riusciva a pensare ad altro se non a quegli occhi corvini colmi di malizia che fino a poco tempo prima la fissavano dritta negli occhi, e a quel sorriso talmente bianco da esse l’unica cosa perfettamente visibile nella cattiva illuminazione di quei vicoli.
Intanto le mani di lui si soffermarono sui glutei leggermnte divaricati a causa della posizione, coprendoli interamente e stringendoli.
P. sentì una vibrazione bassa e sorda al ventre, così legata ed impossibilitata a muoversi si sentiva in balia del poliziotto senza possibilità di opposizione, e la cosa stranamente anzichè spaventarla le procurava un’eccitazione che mai aveva provato con nessuno dei suoi partner.
Si lasciò scappare un sospiro quando l’uomo le sollevò la gonna fino alla vita e la lasciò li esposta al suo sguardo indagatore, mentre esaminava il sottile tanga che avrebbe dovuto coprire la sue intimità ma che in fondo non ottemperava alla sua funzione.
Quando pensò di aver visto abbastanza le sue mani si posarono sulla pelle nuda e P. provò una sensazione stranissima come di fuoco e ghiaccio insieme; provò nuovamente a protestare ma non riuscì che ad emettere un gemito che il Poliziotto interpretò come di consenso.
Un dito scivolò verso il solco al centro delle natiche, scorrendo lungo il filo sottile del tanga e fermandosi in prossimità delle grandi labbra che avevano già reagito alla situazione intrigante gonfiandosi e divaricandosi leggermente.
Sentì che le dita scivolavano sui suoi umori che avevano impregnato la mutandina.
Dopo aver accarezzato a lungo e lentamente scorrendo lungo tutto il solco sino al buchetto indifeso le dita si insinuarono sotto il filo tirandolo forte e facendo si che il tanga abbandonasse i fianchi e scorresse fino a fermarsi sulle ginocchia piegate.
P. iniziò a spaventarsi. Chi era realmente quell’uomo che le stava facendo provare quelle sensazioni fortissime? Avrebbe potuto fidarsi e lasciarsi andare?
Poi si ricordò delle manette e si disse che in realtà non aveva scelta.
Doveva sottostare alle voglie del poliziotto senza poter opporre che una vaga resistenza.
Le due mani quindi si posarono sui fianchi e dopo qualche istante P. sentì quelcosa di morbido guizzare tra le grandi labbra aprendole per bene fino a scovare il piccolo clitoride, gonfio e sensibilissimo.
“oohhhh!” – Sospirò impaziente.
“Signorina, la prego! Mi lasci fare il mio lavoro!” – tuonò lui!
E le assestò una forte sculacciata sulla natica destra.
“S-s-iiii!” Balbettò lei con la voce rotta dal desiderio.
Si mordeva il labbro superiore spingendo ancora più in fuori il sedere.
La lingua di lui prese a leccare furiosamente, soffermandosi sull’entrata del suo sesso bagnato, spingendo e cercando di penetrare il più possibile, per passare poi a suo buchetto più intimo, scorrendo bene ai lati e poi a spingere per cercare di entrare anche lì.
Il foro opponeva una certa resistenza, così il poliziotto bagno sapientemente un dito e prese ad accarezzare e stimolare la zona fino a quando P. non si rilassò e lui premette di colpo inserendo dentro di lei il suo dito fino alla base.
P. emise un gemito gutturale inarcando la schiena e lui per tutta risposta la sculacciò nuovamente con forza, noncurante delle sue proteste.
Prese a muovere il dito, dapprima lentamente dalla punta alla base, e nuovamente fuori fino alla punta, poi iniziò ad avere un ritmo più veloce, sempre più veloce fino a quando le sembrò di impazzire di piacere.
Il poliziotto smise di colpo, estraendo il dito facendola sentire vuota ed abbandonata.
Al suo sospiro di frustrazione il poliziotto rispose rispingendo il dito violentemente nel foro oramai arrendevole e quando dopo averlo estratto lo rispinse dentro lo accompagnò ad un secondo dito, riprendendo la lenta danza.
Continuò a giocare seguendo il medesimo ritmo crescente, e quando P. pensava che non avrebbe potuto godere più di così lui inserì il terzo grosso dito.
Sembrava che la volesse dividere in due, le pareti del suo sfintere sembravano tendersi e arrivare quasi alla rottura, ma il piacere era talmente grande che lei non si preoccupò del vago dolore che provava.
Intanto la sua eccitazione aveva raggiunto livelli mai provati prima e percepiva distintamente i suoi caldi umori arrivare ad inumidirle l’interno delle coscie.
P. iniziò a sentire i brividi dell’orgasmo scorrerle dalle gambe e lungo le braccia per poi convergere nel basso ventre, iniziò a gemere fino ad esplodere con delle contrazioni violente che la scossero dalla testa ai piedi.
Si abbandonò col viso sul sedile, le mani a coprire il volto, completamente abbandonata alla sensazione meraviglisoa che stava provando.
Le mani del polizziotto intanto le accarezzavano i fianchi, i glutei e l’interno coscia completamente luccicante dei suoi umori.
Mai provato niente del genere! – Pensò lei in uno sprazzo di lucidità.
Ma il polizziotto non le diede molto tempo per godersi quella sensazione.
Sentì qualcosa premere nuovamente verso il suo sfintere, qualcosa di freddo e duro.
Cercò di voltarsi e vide che l’uomo teneva stretto in mano il manganello che poco prima portava appeso alla cintura e lo spingeva con determinazione dentro di lei.
Qualle visione riaccese immediatamente in lei il desiderio.
Un mugolio di approvazione le uscì dalle labbra, il che indispose il Poliziotto che le assestò un’altra sculacciata sui glutei così P. si costrinse a tacere, mordendosi le labbra.
Intanto il lavorio alle sue spalle proseguiva e sentì scorrere quell’oggetto fino nel suo profondo. Quando credette di non resistere più il poliziotto smise di spingere e prese a muovere il manganello avanti ed indietro per quasi tutta la sua lunghezza.
P. ansimava cercando di non emettere nessun suono, poi il movimeto si placò.
In quel momento sentì il rumore della zip e subito dopo qualcosa di bollente e pulsante premere contro il suo sesso.
La penetrò con un colpo di reni possente facendole affondare il viso nel sedile, fermandosi solo quando non restò fuori da lei nemmeno un millimetro e rimase poi immobile per dei lunghissimi istanti.
Le pareti del suo sesso, ben tese attorno a quel palo possente e durissimo iniziarono a pulsare.
Il poliziotto allora uscì da lei lentamente per poi riaffondare interamente con un altro violento colpo di reni. Con una mano le stringeva un fianco, con l’altra muoveva lentamente il manganello che affondava nelle sue viscere.
Prese a cavalcarla con lentezza, spingendo bene e forte ad ogni affondo ed uscendo completamente ad ogni ritmica ritirata.
P. si sentiva quasi svenire dal piacere, esposta in quel modo al volere di quello sconosciuto che la possedeva senza ritegno in un buio vicolo di periferia.
Durante uno sprazzo di lucidità pensò che chiunque avrebbe potuto passare e vederli anche se il buio avrebbe dovuto proteggere la loro identità.
La danza dentro di lei si fece più incalzante, quel palo sembrava continuare a crescere costantemente, poteva sentirlo pulsare mentre andava avanti ed indietro lucido dei suoi umori mentre il manganello continuava a spingere a fondo quasi a volerla dividere in due.
Non riuscì a trattenere un altro gemito di puro piacere, e come si era aspettata, un’altro colpo si abbattè sui suoi glutei.
A quel punto quel dolore fu quasi liberatorio, così gemette ancora, e ancora lui la colpì senza smettere di penetrarla con il fallo e contemporaneamente col manganello.
Il brivido che le procurò quel dolore non fece che accrescere il suo piacere così gemette ancora per ricevere un’altro schiocco rumoroso, e fu subito accontentata.
Il polizziotto capì che ci stava prendendo gusto, così abbandonò il manganello e prese a sculacciarla prima su una natica e poi sull’altra continuando a darle colpi di bacino sempre più incalzanti.
P. gemeva oramai senza ritegno, completamente arrendevole si abbandonò al piacere misto a dolore che le offuscava la mente.
L’orgasmo arrivò improvviso quando una sculacciata più forte delle altre la fece gridare.
Il poliziotto se ne accorse e prese a cavalcarla con furia accompagnando le contrazioni di lei con colpi di bacino fortissimi e ravvicinati.
Le grida risuonarono nel vicolo ma nessuno venne a controllare cosa stesse succedendo.
Mentre il ritmo rallentava P. si abbandonò stremata nel sedile dell’auto, ma subito il poliziotto la fece voltare mettendola a sedere sul sedile.
Le porse il membro pulsante e P. potè constatare che si trattava di un meraviglioso palo di dimensioni di tutto rispetto.
Si inumidì le labbra e cercò di prenderlo in bocca.
Dovette fare un notevole sforzo per farcelo stare, ma appena ci riuscì l’uomo prese ad ondeggiare il bacino.
La saliva le colava agli angoli della bocca, misto ai suoi umori.
Prese a succhiare con avidità quella meraviglia che le aveva appena regalato l’orgasmo più avvincente della sua vita, aumentando il ritmo man mano che la sua mandibola si abituava alle dimensioni.
Lui prese a scoparle la bocca, le teneva saldamente la testa con entrambe le mani muovendo il bacino velocemente e cercando il piacere estremo.
Lo lasciò fare e godette della vista del volto di lui, contratto dal piacere.
Quella bella bocca semichiusa, la lingua che tormentava le labbra umide, e gli occhi socchiusi e trasognati, concentrati sul piacere che la sua bocca gli stava dando.
Un colpo le affondò fino alla gola, cercò di non reagire e lo lasciò fare.
Altri colpi giunsero infondo fino a quando l’uomo non gemette spingendo fortissimo.
Un getto caldo le invase la gola, e P. ingoiò per non soffocare, poi il membrò tornò indietro e un altro schizzo le invase la bocca.
Il sapore dolce-salato le piacque così ingoiò ancora, e aspettò golosa il terzo e abbondante schizzo per bere ancora.
Succhiò piano ancora per qualche istante mentre il Poliziotto le lasciava la testa, poi alzò lo sguardo e gli sorrise, lui stranamente questa volta contraccambiò.
In quel momento una voce metallica uscì dalla radio che portava alla cintura.
“Scott, controlli eseguiti, è pulita!”
“Grazie Joe, passo e chiudo!”
Poi rivolgendosi a P.: “Ha sentito? Può andare!” Così dicendo le tolse le manette e si voltò per andare a prendere i documenti da restituirle.
Lei ebbe appena il tempo di tirare su il tanga e rassettare la gonna.
“Prego signorina, faccia buon riento a casa!” Così dicendo si voltò risalì in macchina e partì a tutta velocità.
P. rimase frastornata per qualche istante nel buio del vicolo poi si disse: “Un bel bagno è proprio quello che ci vuole!”
Salì in macchina e corse a casa.