Il titolo è insignificante (per protesta)

Pubblicato il 26 Agosto 2004 da @@@Magda@@@.
Categorie: Senza categoria.

Torno dopo quasi un mese che non pubblicavo un articolo, sapete già cosa è accaduto, mi astengo dal raccontare per rispetto agli interessati compresa la sottoscritta.
Ringrazio chi mi è stato vicino e anche chi per discrezione si è tenuto in disparte ma ha comunque pensato a me.

Come sapete sono tornata a vivere di miei, esperienza shoccante, in quanto i miei sono una bellissima coppia, ma non mancano le continue punzecchiate, le ripicche, le piccole discussioni…
Sono capaci di tegiversare per ore anche solo per decidere dove andare al mare o a che ora uscire la sera!
Per me, che da due anni vivevo in un ambiente più pacato, è un pò come finire in un frullatore, e… anche io ho ricominciato ad urlare!
Vabbè…
Mi controllano: dove vai? Con chi esci? Chi era al telefono?
So bene che sono preoccupati per me, sono stata molto male, e cercano di non lasciarmi sola ad arrovellarmi il cervello sui perchè della vita.
E li capisco e sono loro grata, solo vorrei un pò più di privacy, vorrei poter prendere la mia macchina ed andare a farmi un giro per i fatti miei senza avere l’angoscia al solo pensiero di dovergli dire dove vado… se non lo so io dove devo andare come posso dirlo a voi???

L’adsl è stata disdetta, tiro avanti con un 56K che poverino fa anche troppo egregiamente il suo dovere ma il gap tecnologico non mi permette di stare molto collegata e leggere i vostri blog.

Oggi siamo andati al mare, discussioni infinite causa maestrale.
Dove andiamo dove non andiamo?
Siamo finiti al Poetto, con raffiche da 80 km/h che verso le 13 sono passate almeno a 100 km/h, appena facevi cenno di alzarti, la spiaggina ti volava da sotto il culo.
Piazzato l’ombrellone a livello terreno, mi sono riparata, ma il mulinello che si creava (non ho studiato fisica, non posso spiegare meglio il fenomeno) faceva si che il vento convergesse tutto verso di me, con il risultato che ogni 10 minuti mi dovevo alzare e scuotere per evitare di venire seppellita e dimenticata.
Mi sembra ancora di avere sabbia dentro le mutande, dentro le orecchie e negli spazi interdentali.
Il cuoio capelluto era ricoperto, era impossibile grattarsi la testa senza asporare anche il derma, e per un fenomeno a me sconosciuto la sabbia tendeva a depositarsi sull’inguine il che rendeva molto spiacevole il camminare.
Alle 13.30 decidiamo di andare via.
Per attraversare il km di spiaggia che è stato aggiunto abbiamo messo 20 minuti, ogni passo avanti se ne facevano tre indietro.
La spiaggina e la brandina facevano da vela, con il pericolo costante di decollare e finire in Tunisia senza passaporto.
Arrivati alla macchina, ci siamo liberati della zavorra: qualche kilo di sabbia, e saliti in macchina ci rendiamo conto che finalmente possiamo abbandonare l’espressione da cinese e aprire gli occhi del tutto.
E’ sata un’esperienza mistica, ma i bagni fatti valevano questo sacrificio, l’acqua era fresca e frizzante, davvero piacevole e rigenerante.